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COLTIVAZIONI
Se è vero che ogni
albero, ogni fiore ed ogni frutto sono di per sé meraviglie
della natura, moltiplicati in una coltivazione suscitano
ancora più effetto. Quando, poi, in una stessa porzione
di territorio si trovano le varietà più diverse di vegetali,
allora la meraviglia risulta massima. È quanto si può
notare nella provincia di Catania, il cui territorio,
estendendosi dal mare alla montagna, dallaltitudine
zero agli oltre tremila metri dellEtna, dalle fasce
sulle riviere fino alle zone interne, si presta a innumerevoli
tipi di piantagioni.
Innanzitutto,
è la zona vulcanica ad offrire esempi mirevoli di varietà.
Caratteristica peculiare dellarea etnea è lintreccio
fra insediamento urbano e terreni agrari, contraddistinto
dallassenza di netti confini tra abitati e campagne.
Il paesaggio coltivabile a ridosso del vulcano, ovvero
sotto i mille metri s.l.m., perduti i tratti boschivi,
è costituito oggi da una serie facilmente individuabile
di tipologie di aree. A parte quelli lavici, sterili
ed incolti, si distinguono i terreni lavici a chiusa,
con colture legnose isolate come ulivi, carrubi, mandorli,
meli peri, noccioli e pistacchi, questi ultimi, in particolare,
concentrati nella zona attorno a Bronte. In genere,
questo tipo di coltivazione si trova allo stato naturale
e senza particolari sistemazioni.
A
quote più basse, soprattutto a monte dei centri abitati
maggiori e sulla costa jonica, sono concentrati i terreni
irrigui, coltivati ad agrumi o ad ortaggi grazie allutilizzo
di impianti per il trasporto dellacqua di antica tradizione
(il termine saja, che indica i condotti costruiti
con lo stesso tipo di tegole usate per la copertura
dei tetti, deriva direttamente dallarabo). Limoni,
arance e mandarini, alberi sempreverdi, con le loro
profumate zagare, dominano il paesaggio.
Una
storia particolare è quella riguardante i vigneti. La
produzione di vino fu stimolata allinizio dell800
dalla crescente richiesta del mercato, che, combinata
con la riforma borbonica della proprietà agraria, portò
alla creazione di una moderna borghesia agraria in grado
di gestire produzioni di grossa mole. Così, oltre alla
trasformazione dei terreni coltivati, con la piantagione
massiccia di viti, subì notevoli modifiche anche lintero
paesaggio: si determinò quellurbanizzazione residenziale
diffusa interamente sui fianchi del vulcano, che costellò
le colline dei caratteristici casali produttivi vitivinicoli,
sia patronali sia contadini, completi di cantine e di
palmenti (gli edifici in cui si svolgevano le operazioni
di pigiatura e di fermentazione del vino). Attorno,
i terrazzamenti rendevano più agevole la coltivazione.
Anche
la Piana di Catania, la più estesa pianura della Sicilia,
attraversata dal Simeto e chiusa tra i monti Erei,
lEtna e laltopiano ibleo, ha subito notevoli trasformazioni
nel tempo. Abbandonati la cerealicoltura estensiva e
lallevamento transumante, in seguito alla bonifica
avviata nel 1930, con la canalizzazione delle acque
si sono affermati lagrumeto e le colture ortofrutticole.
Altro paesaggio caratteristico è quello del calatino,
contraddistinto dalla permanenza di ancora oggi di vaste
superfici boschive, favorite dallabbondanza di acqua,
e dalla presenza di coltivazioni di cereali e di mandorli,
olivi e carrubi.
(a
cura dellUfficio stampa della APT di Catania)
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